Allevamenti intensivi e cambiamento climatico

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La sofferenza degli animali

Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti, come ben sanno tutti quelli di noi che ospitano in casa un cane o un gatto. Una mucca o un maiale non sono molto diversi da un cane, da questo punto di vista.

Ormai il 99% degli allevamenti sono intensivi: gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi, senza mai la possibilità di uscire alla luce del sole. Ogni tanto si vedono delle vacche al pascolo, è vero, ma sono solo quell’1% di animali più “fortunati” che vengono trattati meno peggio.

I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico: per potersi nutrire di animali, le persone devono allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l’immagine dell’animale vivo nella “fattoria” (che oggi ormai non esiste quasi più ed è sostituita dagli allevamenti intensivi) e la sua carne da infilzare con la forchetta.

Dal punto di vista etico è straziante pensare a quali sofferenze sono sottoposti questi animali, vere macchine da carne, allevati per ingrassare rapidamente, per riprodursi rapidamente in condizioni di sovraffollamento, per soddisfare la gola dell’animale uomo che si crede padrone di tutte le altre specie, quando invece è possibilissimo vivere senza carne.

Margherita Hack, su La mia cucina vegetariana, 2010

Riscaldamento globale

Negli ultimi 50 anni, la temperatura media terrestre è aumentata di quasi 1 C°. Da diversi anni nel mondo scientifico si registra un vasto consenso sul fatto che questo aumento deriva dalle attività umane. Infatti un recente studio ha inoltre rivelato come gli allevamenti intensivi siano responsabili dell’emissione in atmosfera del ben 51% dei gas serra e quindi possano essere annoverati tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale.

Già oggi, l’aumento di temperatura sta producendo i suoi effetti sul clima come accrescimento della piovosità e scioglimento dei ghiacci da una parte, e desertificazione dall’altra.

Molte sono le autorità internazionali preoccupate per quella che ha i caratteri di una vera e propria emergenza: bisogna infatti intervenire il prima possibile. I dati che emergono dagli studi effettuati sull’argomento dicono chiaramente che il modo più rapido ed efficace di fermare l’aumento della temperatura globale è ridurre i numeri degli allevamenti intensivi.

Cosa sta provocando l’aumento della temperatura media terrestre?

L’industrializzazione in 250 anni, e in particolare negli ultimi 50 anni ha prodotto un aumento della temperatura media terrestre: secondo il rapporto 2007 dell’IPCC dal 1906 al 2005 è aumentata di 0.74 °C. Tale valore ha determinato:

  • lo scioglimento di molti ghiacci;
  • l’innalzamento del livello del mare con la conseguente progressiva scomparsa di coste;
  • esondazioni e violente tempeste nel nord del mondo;
  • una progressiva sempre maggiore desertificazione in molte zone dell’Africa;
  • la riduzione dello strato di ozono;
  • l’acidificazione degli oceani

3. Previsioni

I gas serra ed il conseguente incremento di temperatura sono in continuo aumento. Gli esperti hanno dichiarato che, al fine di evitare catastrofi irreversibili, è necessario per ogni paese adottare delle politiche per contenere le proprie emissioni di gas serra e far si che globalmente non si raggiunga mai un innalzamento termico globale di 2°C.

Le previsioni degli scienziati sugli esiti che il continuo aumento di temperatura potrà avere sono ad esempio:

  • ripercussioni sull’agricoltura
  • estinzione di specie
  • cambiamenti degli ecosistemi
  • diffusione di malattie

Allevamenti intensivi e deforestazione

L’attività di produzione animale e l’aumento della temperatura globale sono strettamente connessi tra loro, infatti la produzione di carne e di latte negli allevamenti intensivi è una delle principali responsabili dell’emissione in atmosfera di gas serra.

Inoltre per far posto ai pascoli necessari, ampie zone sono state deforestate. I vegetali, a differenza degli organismi animali, sono in grado di catturare la CO2 presente nell’aria, liberando poi ossigeno ed utilizzando il carbonio per crescere. L’eliminazione di migliaia di ettari di alberi ad alto fusto ha come effetto la diminuita capacità di catturare l’anidride carbonica.

Risulta che ben il 70% delle deforestate in Amazzonia sono occupate da pascoli, il resto da coltivazione di formaggio.

Ridurre il consumo di carne e latticini

Alcuni studi dimostrano che in UE la riduzione del consumo di prodotti di origine animale avrebbe diversi vantaggi. Infatti il passaggio a diete più salutari, con il 50% in meno di carne rispetto alla media di consumo attuale porterebbe ad una riduzione di:

  • patologie cardiache e di certi tipi di tumori;
  • inquinamento dell’acqua di superficie e sotterranea;
  • emissioni di gas serra;
  • importazioni di semi di soia usati come mangime animale.

Ridurre il consumo di carne e prediligere una dieta ricca di legumi vegetali e frutta è una delle principali azioni da intraprendere per poter limitare i danni del surriscaldamento globale e tentare di risolvere questa difficile condizione in cui versa la Terra.