Clima pazzo, i rischi per il nostro pianeta

E’ sempre più un clima pazzo, molti ghiacciai si sono sciolti, la quota neve si è alzata, le foreste stanno cambiando flora, il Mediterraneo è stato invaso da specie tropicali, le inondazioni sono sempre più frequenti e nelle città è emergenza smog.

Che il clima sia mutato, e con esso la natura, è sotto gli occhi di tutti. 

È un fenomeno globale, che minaccia l’esistenza stessa del pianeta Terra così come siamo abituati a conoscerlo.

Ecco perché l’accordo raggiunto durante la riunione dell’Onu sul clima che si è tenuta a Parigi nel 2015, è stato definito di importanza storica. 

L’obiettivo dell’accordo è contenere il riscaldamento globale entro il 2100 al di sotto dei 2 °C rispetto all’era preindustriale, possibilmente entro 1,5 °C.

Per la prima volta tutti i Paesi del Pianeta, ricchi e poveri, di vecchia e di nuova industrializzazione, si sono accordati per una graduale riduzione dei gas serra.

clima pazzo

Quindi, va tutto bene per questo clima pazzo?

In realtà no.

Dalla riunione di Parigi a quella tenutasi nel 2018 in Polonia poco è stato fatto.

L’aumento della temperatura globale già “incorporato” nel sistema dell’atmosfera, degli oceani e dei ghiacci produrrà comunque mutamenti nei prossimi decenni.

L’emergenza climatica ha così spinto nel 2019 milioni di giovani a protestare in 1769 piazze di tutto il mondo.

Ispirati dal discorso della 15enne svedese Greta Thunberg alla ventiquattresima Conferenza dell’Onu, i ragazzi hanno dato vita al movimento “Fridays for future” e lanciato un appello ai potenti della Terra:

“Assumetevi le vostre responsabilità”.

Il 2018 è stato il quarto anno più caldo di sempre.

E nel 2015 la concentrazione di CO2 ha superato la soglia di 400 parti per milione, un valore che non si registrava da 800 mila anni.

Desertificazione, inquinamento, scomparsa dei ghiacci ed eventi meteo-catastrofici di potenza mai registrata sono già una realtà.

Dal 1979, anno in cui i satelliti hanno cominciato a tenere la zona artica sotto osservazione, è stata registrata una ritirata dei ghiacci del 12% a decennio, con un’accelerazione negli ultimi anni. 

I nostri oceani, inoltre, ingurgitano ogni anno circa 10 miliardi di chilogrammi di plastica, creando disastri lungo l’intera catena alimentare.

Secondo Mercalli anche un riscaldamento di 1,5 °C avrebbe conseguenze importanti, con aumento degli eventi atmosferici intensi, perdita di metà delle barriere coralline e di produttività agricola nelle zone tropicali, diffusione di malattie tipiche di regioni calde.

Ma aumentare la temperatura di 2 °C causerebbe il collasso irreversibile delle calotte di Antartide e Groenlandia, scongelamento del permafrost artico con ulteriore rilascio di gas serra, aumento dei livelli marini di diversi metri.

Nel caso si arrivasse a un aumento di 5 °C, si avrà una situazione che cambierebbe volto al pianeta, tanto da mettere in forse la sopravvivenza della civiltà, messa di fronte al tracollo degli ecosistemi da cui dipendono la produzione alimentare e la struttura stessa dell’economia.

Ecco perché è fondamentale che le cosiddette fonti di energia pulita prendano subito piede.

L’Occidente ha il dovere di ricercare, con il mercato, l’industria e la scienza nuove fonti pulite di energia.

Sempre con un occhio ai Paesi emergenti, Cina, India, America Latina devono infatti crescere senza che il caos ambientale li penalizzi.

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L’unica cosa certa è che…

…anche la più banale delle nostre azioni può risolvere e combattere l’inquinamento.

Capirne,studiare è alla base della soluzione del problema ecologia,

solo così è possibile trovare le soluzioni per cambiare questa situazione

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