Covid-19, l’inquinamento può accelerare il contagio?

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Fa discutere la tesi dei medici dell’ambiente secondo cui l’inquinamento possa accelerare la diffusione del covid-19.

Il movimento dei Biologi per la Scienza frena: “Non è dimostrato”.

Lopalco, “L’aria inquinata fa male, ma il virus corre sulle nostre gambe”

Leggendo e analizzando le informazioni che puntualmente ci arrivano da diverse settimane,

non si può non notare che la pandemia del coronavirus si è manifestata in maniera sempre più preoccupante in alcune delle aree più inquinate del mondo.

In Italia, sono infatti le aree della Lombardia e del Veneto, e in particolare della pianura padana,

le più industrializzate e nelle quali da più tempo persistono condizioni ambientali critiche.

Dovremmo porci seriamente la domanda per quale motivo proprio in quelle aree il Covid-19 sia esploso in modo così virulento.

Bene ha fatto il governo italiano a decretare misure sempre più stringenti per confinare il contagio all’interno di aree più controllate, non certamente coadiuvato dall’insensatezza di coloro che sono fuggiti;

ci auguriamo che, laddove siano andati, si siano messi in quarantena preventiva e abbiano evitato di propagare il virus anche in zone al momento meno toccate.

Nella pianura padana, i livelli di concentrazione di particelle inquinanti sono tra i più alti in Europa e nel mondo e questa situazione permane da ormai tanti, troppi anni.

E’ conclamato che alti livelli di inquinamento creano problemi anche al sistema respiratorio che potrebbe risultare più sensibile alle complicazioni dovute a questo nuovo virus.

Più a lungo si è esposti a tale situazione di inquinamento, e maggiori potrebbero essere le probabilità che i nostri sistemi respiratori si siano indeboliti.

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Perchè sono le persone anziane ad essere più colpite dal Covid-19?

Un tale ragionamento potrebbe dare delle spiegazioni al fatto che, al momento, sono le persone anziane ad avere i maggiori impatti negativi che arrivano, purtroppo, anche ad esiti fatali.

Gli anziani sono, per definizione, coloro che maggiormente sono stati esposti ad un fenomeno quale l’inquinamento e questa permanenza all’esposizione potrebbe aver indebolito il loro sistema di difesa.

Inoltre, da un recente studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima) si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni delle particelle inquinanti registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi di Covid-19 aggiornati al 3 marzo.

Secondo questo studio, nell’area della pianura padana, le curve di espansione dell’infezione hanno mostrato accelerazioni anomale.

Quindi, le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio avrebbero prodotto un’accelerazione alla diffusione dell’epidemia.

Cosa dicono le ricerche?

Ricerche più specifiche andrebbero fatte disaggregando alcuni dati, ad esempio confrontare gli effetti su coloro che risiedono in tali aree da sempre, diciamo negli ultimi 50 anni,

con quelli di coloro che vi si sono insediati di recente.

Se si riscontrasse una netta distinzione tra la mortalità di coloro che hanno sempre vissuto in quelle aree rispetto ai nuovi insediati,

allora potremmo approfondire per circoscrivere e differenziare meglio gli effetti di breve e lungo periodo all’esposizione di inquinanti.

Il paese che, come l’Italia, è un osservato speciale per il Covid-19 è la Cina.

E proprio in Cina si rileva la stessa similitudine riscontrata in Italia: le aree con i più elevati livelli di emissione di particelle inquinanti sono le stesse aree ove la mortalità legata a questo virus risulta più alta.

La provincia cinese di Hubei, focolaio principale del virus, è un’area che, al pari della pianura padana, riscontra alti livelli di inquinamento.

covid-19
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Quindi il Covid-19 è collegato all’inquinamento?

Sappiamo bene che continuare a produrre e consumare energia prodotta da fonti fossili genera inquinamento e contribuisce al cambiamento climatico.

E, a loro volta, inquinamento e cambiamenti climatici hanno un alto impatto sulla salute pubblica.

Intuitivamente sono portato a ritenere molto credibile l’associazione tra alta mortalità da Covid-19 e i livelli di inquinamento riscontrati nelle stesse aree.

Si spera che a breve si possa anche chiarire e distinguere se le morti che giornalmente vengono associate al nuovo virus risultano in effetti “con” o “da” coronavirus.

Ciò che abbiamo riscontrato è che l’attuale pandemia ha mostrato chiaramente che il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico non sono considerati eventi catastrofici per le loro conseguenze.

Già adesso la politica e la società civile dovrebbero agire più concretamente e drasticamente per contrastarli e invece si va molto a rilento.

E’ molto probabile che a breve si chiarirà che non solo questi fenomeni potrebbero risultare correlati nella loro origine, ma anche nei loro effetti.

Lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost, ad esempio, potrebbe rilasciare batteri e virus, dei quali molti sconosciuti, lì intrappolati.

Una cosa del genere è già accaduta in Siberia nel 2016 dove una persona e molti animali sono rimasti uccisi dall’antrace liberato a causa del riscaldamento globale.

Inoltre, il cambiamento climatico e l’inquinamento non devono essere visti solo come crisi ambientali,

e il Covid-19 solo come un’emergenza sanitaria: tutti, comunque, genereranno enormi crisi sociali ed economiche.

Una sola cosa si può fare ed è

cambiare il nostro stile di vita, produrre e consumare in modo sostenibile e quindi diminuire l’inquinamento fa sicuramente bene.

Soprattutto per quanto riguarda l’aria che respiriamo e quello che mangiamo.

Quindi, è giusto trattare l’emergenza come tale ma pensiamo anche a come prevenire e non far trovare terreno fertile a Covid-19 e simili, che, molto probabilmente, ci verranno a trovare in futuro.

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