Ecomafie, storia e numeri della criminalità.

Lotta alle ecomafie

Le ecomafie sono in costante aumento, mentre la percezione del rischio, soprattutto se raffrontata ad altre tipologie di illecito, rimane estremamente bassa.

Tale errata percezione, non incentiva lo spontaneo sviluppo di comportamenti rispettosi dell’ambiente e impedisce l’instaurazione di un circolo virtuoso fra società civile, amministrazioni locali e forze dell’ordine.

Nel settore dell’ ecobuisness, le attività della malavita organizzata risultano contrassegnate da una conflittualità aperta e violenta verso lo Stato per la continua ricerca di spazi di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, al fine di sfruttare le migliori e più sofisticate opportunità di riciclaggio e reinvestimento dei profitti illeciti.

I crimini ambientali, pertanto, non solo distruggono l’ambiente e la natura ma mettendo anche in serio pericolo la nostra salute.

Il termine ecomafia oltre che fare riferimento agli interessi della criminalità organizzata di tipo mafioso nel settore della raccolta, trasporto, trattamento e sistemazione dei rifiuti,

spazia dalle lottizzazioni e costruzioni abusive agli incendi boschivi, al dissesto del territorio (cave, fiumi, torrenti), alla decimazione della fauna protetta, ai furti e ai traffici di beni artistici e archeologici.

lotta alle ecomafie
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A cosa fa riferimento quindi la lotta alle ecomafie?

In una parola, il termine fa riferimento all’insieme delle condotte penalmente illecite che violano il territorio e l’ambiente.

Si tratta di delitti differiti nel tempo, che presentano una duplice caratteristica, da un lato niente spargimenti di sangue, dall’altro lenti e inesorabili avvelenamenti.

E͛ allarmante il numero dei crimini collegati alle ecomafie e la loro gravità per l’ambiente, la salute pubblica e l’economia: si stima che ogni giorno vengono commessi 5 reati gravi e ben 17 mila infrazioni a danno dell’ambiente.

Sono 4 le categorie delle illecità dell’ ecomafie

Il ciclo del cemento: la filiera dell’ illegalità inizia con l’escavazione delle cave, la deturpazione di intere colline, prosegue con la predazione di fiumi, torrenti e spiagge per l’acquisizione dei materiali necessari alla produzione del calcestruzzo, per concludersi con la costruzione di immobili abusivi e le infiltrazioni negli appalti pubblici.

Il ciclo dei rifiuti: si tratta di quell’insieme di attività che vanno dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti.

Diverse sono le modalità di smaltimento di rifiuti.

I fanghi industriali, ad esempio, sono sparsi nei campi di aziende agricole;

i residui di fonderia sono impiegati come sottofondo di strade e autostrade.

In alcuni casi, le cave in precedenza scavate per ottenere il materiale per la produzione del calcestruzzo sono riempite di rifiuti smaltiti illegalmente.

I rifiuti sono scaricati anche in mare.

Sovente i documenti che le società legate ai clan utilizzano per certificare il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti sono falsi.

In questo ambito esiste la complicità di una rete di fiancheggiatori composta da società di trasporto, di stoccaggio e da laboratori di analisi.

I mafiosi, in alcuni casi, intervengono anche per gestire l’attività di bonifica dei siti che sono stati essi stessi a contaminare.

lotta alle ecomafie
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Qual’è il territorio per gli ecocriminali?

Il territorio prediletto dagli ecocriminali è quello agro-rurale e forestale dove commettono irreparabili aggressioni all͛ambiente:

  • discariche incontrollate
  • sversatoi illegali
  • inquinamento delle falde acquifere
  • incendi, abusivismo edilizio
  • alterazioni della flora e della fauna.

Come hanno tristemente testimoniato le cronache sulle emergenze verificatesi negli ultimi tempi, il settore maggiormente colpito è quello connesso alla questione del traffico di rifiuti gestito dalla criminalità organizzata, con particolari conseguenze sull’uso del territorio.

Il meccanismo del circuito economico dell’ecomafia parte dal controllo sul territorio e sulle attività estrattive e conduce alla trasformazione di ex cave per l’estrazione, altrettanto illegale, di sabbia e inerti, in discariche abusive per ogni sorta di rifiuti da quelli urbani a quelli tossici e nocivi.

I rifiuti solidi urbani, infatti, invece di essere smaltiti presso siti autorizzati, sono interrati in buche realizzate presso cantieri edili o all’interno di insediamenti produttivi.

I rifiuti speciali, tossici, nocivi e radioattivi, sono addirittura versati in invasi, discariche e cave anche di piccole dimensioni.

L’ecomafia, oltre ad avvelenare con i traffici di rifiuti tossici l’ambiente e a soffocare con il cemento abusivo il paesaggio naturale, mette le mani negli incendi boschivi, nei furti d’acqua ed anche nel racket degli animali.

Soluzioni per il fenomeno delle ecomafia

Ha ormai assunto nel panorama criminale, non solo nazionale ma anche internazionale, una criticità tale che il Ministero dell͛Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha fatto della lotta agli ecocriminalità una sua priorità impegnandosi su più fronti e mettendo in campo tutte le azioni di coordinamento e sensibilizzazione, nonché le risorse e gli strumenti giuridici a sua disposizione, idonei a contrastare il perpetrarsi degli illeciti in materia ambientale.

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